Foglie e  cambiamento interiore

Lasciare andare

La saggezza delle foglie

Un mese fa, in autunno, guardavo le foglie che cadevano dagli alberi. Ognuna diversa:
gialla, rossa, marrone, arancio, nera, ancora verde. Un mosaico di colori che raccontava una
sola verità: la vita cambia, sempre.
Gli alberi lo sanno da millenni.
E non si oppongono. Non stringono le foglie per paura di perderle, non cercano di trattenerle
perché “un tempo erano belle”, non si giudicano per il cambiamento: lo seguono.
Le foglie non cadono di colpo.
Prima diventano rosse, poi gialle, poi brune. Ogni fase è un linguaggio, una tappa, un ritmo.
La trasformazione non è un errore: è il modo con cui la vita prepara il terreno per ciò che
verrà.
Anche noi attraversiamo stagioni interiori: a volte ci ostiniamo a rimanere verdi quando
dentro siamo già rossi, o a rimanere rossi quando sarebbe tempo di lasciar andare, perché
crediamo che essere coerenti voglia dire non cambiare mai. Gli alberi, invece, non resistono
al flusso, ma accolgono ogni cambio di colore come parte del cammino.
Quando le foglie cadono, l’albero non diventa meno se stesso, non perde identità, semplicemente fa spazio, si alleggerisce, si affida.
C’è una forza quieta, serena in questo gesto: la consapevolezza che ciò che cade non è mai “sprecato”.
Noi, al contrario, temiamo il vuoto, il distacco, la fine. Temiamo che lasciando andare
qualcosa… perderemo una parte essenziale di noi.
Ma la natura ci sussurra un’altra verità: ciò che cade, nutre
Le foglie, una volta a terra, non sono morte. Diventano dimora. Diventano protezione dal gelo per le
radici durante l'inverno e per i piccoli animali che vanno in letargo. Diventano nutrimento
quando si trasformano nel terreno che farà rinascere l’albero.
Lo stesso accade dentro di noi.
Ciò che lasciamo andare, una relazione, un ruolo, un’abitudine, un’idea di noi, non
scompare. Si trasforma, diventa concime. diventa spazio fertile per qualcosa di più
autentico, più nostro.
Non c’è nulla di inutile nel lasciar andare. Il dolore stesso, quando accolto, diventa humus.
Gli alberi non hanno fretta di tornare verdi. Si concedono il tempo del riposo, del silenzio, del
vuoto. Sanno che ogni stagione ha una funzione.
Lasciano cadere ciò che deve cadere, proteggono le radici con ciò che resta, e attendono il
nuovo.
In questa semplicità c’è una saggezza antica: la vita non ci toglie nulla che non possa rinascere in un’altra forma.
Lasciare andare per tornare a fiorire
Quando smettiamo di trattenere ciò che non vive più, quando permettiamo alle “foglie
interiori” di cadere, ritroviamo lo spazio per respirare.
E per crescere.
Gli alberi ci ricordano che il lasciar andare non è la fine, ma un atto di fiducia. È il ponte
invisibile tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare.
Perché ogni foglia che cade prepara il terreno per una primavera che ancora non vediamo…
ma che sta già iniziando a muoversi dentro.

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